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Da dove arrivano davvero i Rotoli del Mar Morto? Parte il progetto che vuole risolvere uno dei più grandi enigmi dell’archeologia. Ciò che sappiamo fino ad ora. Testo e VIDEO

Da dove arrivano davvero i Rotoli del Mar Morto? …

Emanuele Bernardelli Curuz 30 giugno 2026

La notizia è stata data poco fa dall’Autorità israeliana per le antichità (Israel Antiquities Authority). Un minuscolo frammento di pergamena viene adagiato sul banco del laboratorio. La superficie è irregolare, consumata dal tempo, eppure conserva ancora le tracce di un inchiostro steso oltre duemila anni fa. Poco distante altri frammenti vengono osservati al microscopio, fotografati ad altissima definizione e sottoposti a prelievi così piccoli da risultare invisibili a occhio nudo. Gli archeologi stanno cercando una risposta che accompagna la ricerca da quasi ottant’anni: dove furono copiati i Rotoli del Mar Morto prima di essere nascosti nelle grotte del deserto della Giudea?

Le falesie calcaree di Qumran, nel deserto della Giudea. In queste cavità furono rinvenuti molti dei manoscritti noti come Rotoli del Mar Morto, oggi al centro di un nuovo progetto internazionale che punta a ricostruirne l’origine attraverso analisi chimiche e intelligenza artificiale.
Crediti: Shai Halevi, Israel Antiquities Authority

Negli ultimi giorni è stato presentato Tracing Scribes and Scrolls (“Sulle tracce degli scribi e dei rotoli“), un progetto internazionale finanziato dall’European Research Council (ERC) con un Advanced Grant da 2,5 milioni di euro. L’iniziativa sarà coordinata dal professor Mladen Popović, dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, e riunirà per cinque anni ricercatori dell’Israel Antiquities Authority, dell’Università di Pisa, dell’Università Federico II di Napoli, dell’Università della Danimarca Meridionale e di altri istituti europei. L’obiettivo è ricostruire l’origine geografica dei manoscritti attraverso l’analisi dei materiali, della scrittura e della loro struttura fisica.
La domanda sembra semplice, ma da decenni divide gli studiosi. I manoscritti vennero copiati proprio a Qumran, dove furono ritrovati, oppure arrivarono da Gerusalemme e da altri centri della Giudea per essere messi al sicuro durante i conflitti che sconvolsero la regione? Le grotte custodivano una biblioteca appartenente a una comunità religiosa? Erano un deposito temporaneo? Oppure svolgevano la funzione di genizah, il luogo nel quale la tradizione ebraica conserva i testi sacri che non possono essere utilizzati né distrutti?

L’interno di una delle cavità naturali di Qumran, dove furono conservati per quasi due millenni alcuni dei più importanti manoscritti dell’antico giudaismo, protetti dall’aridità del deserto.
Crediti: Shai Halevi, Israel Antiquities Authority

I Rotoli del Mar Morto rappresentano una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo. Comprendono le copie più antiche conosciute di numerosi libri della Bibbia ebraica, insieme a commentari, inni liturgici, raccolte di norme comunitarie e opere apocalittiche scritte durante il periodo del Secondo Tempio, cioè l’epoca compresa tra il ritorno del popolo ebraico dall’esilio babilonese e la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell’esercito romano nel 70 d.C.. Questi manoscritti permettono di osservare il mondo religioso, culturale e politico della Giudea negli ultimi secoli prima della nascita del cristianesimo.
La loro scoperta avvenne nel 1947. Un giovane pastore beduino, mentre cercava una capra smarrita, lanciò un sasso all’interno di una cavità e sentì il rumore di un recipiente che si rompeva. All’interno della grotta comparvero grandi giare di terracotta contenenti antichi rotoli. Negli anni successivi gli archeologi individuarono undici grotte distribuite lungo le pareti rocciose del deserto della Giudea, dalle quali emersero centinaia di manoscritti e oltre 25.000 frammenti, appartenenti a circa novecento opere differenti. Molti rotoli si erano spezzati nel corso dei secoli, trasformandosi in migliaia di piccoli pezzi che ancora oggi vengono studiati e ricomposti.
Una delle grotte di Qumran, tra i principali luoghi di scoperta degli antichi manoscritti del deserto della Giudea. Gli studiosi stanno cercando di stabilire dove furono copiati e preparati questi testi oltre duemila anni fa.
Crediti: Shai Halevi, Israel Antiquities Authority

Anche il paesaggio ha avuto un ruolo decisivo. Qumran si trova in una delle aree più aride del pianeta, lungo le scarpate che dominano il Mar Morto, il punto più basso della superficie terrestre. L’umidità estremamente ridotta, le temperature relativamente stabili all’interno delle grotte e la protezione offerta dalle giare hanno rallentato il deterioramento di pergamene, papiri e inchiostri. In gran parte del Mediterraneo questi materiali sarebbero stati distrutti da muffe, insetti e batteri nel giro di pochi secoli. Nel deserto della Giudea, invece, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri.
Le risposte potrebbero trovarsi nei materiali stessi. Il progetto prevede l’analisi di circa 250 campioni appartenenti alla collezione dell’Israel Antiquities Authority. I ricercatori esamineranno pergamene, ottenute dalla lavorazione delle pelli animali, papiri, ricavati dalla pianta coltivata soprattutto lungo il Nilo, e gli inchiostri utilizzati dagli antichi scribi. Ogni supporto conserva una composizione chimica determinata dalle materie prime disponibili e dalle tecniche adottate durante la lavorazione.
La dottoressa Ilit Cohen-Ofri, ricercatrice dell’Israel Antiquities Authority e partner scientifico del progetto internazionale dedicato allo studio dell’origine dei Rotoli del Mar Morto.
Crediti: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

La pergamena richiedeva una preparazione lunga e accurata. Le pelli venivano immerse in una soluzione di calce per eliminare peli e residui organici, tese su telai di legno e raschiate più volte fino a ottenere una superficie liscia e resistente. Anche queste lavorazioni lasciavano tracce microscopiche. I ricercatori ritengono che la presenza di particolari sali minerali, elementi chimici o residui organici possa contribuire a riconoscere l’area nella quale la pergamena fu prodotta. Lo stesso principio vale per il papiro e per gli inchiostri, preparati con ricette che potevano variare da una bottega all’altra.

Per la prima volta saranno confrontati direttamente anche papiri provenienti dall’Egitto con quelli rinvenuti a Qumran e negli altri siti del deserto della Giudea. Il confronto consentirà di verificare se alcuni manoscritti condividano la stessa origine delle materie prime oppure se provengano da laboratori differenti. Ogni coincidenza aggiungerà un elemento utile alla ricostruzione della geografia della produzione libraria nell’antica Giudea.
Frammento del Rotolo dei Salmi, datato a circa duemila anni fa. La pergamena e l’inchiostro saranno analizzati insieme ad altri reperti per ricostruire i luoghi di produzione dei manoscritti.
Crediti: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

L’intelligenza artificiale elaborerà la grande quantità di dati raccolti durante le analisi. Gli algoritmi confronteranno simultaneamente migliaia di informazioni: la composizione chimica degli inchiostri, le caratteristiche delle pergamene, la qualità del papiro, la forma delle lettere e numerosi altri parametri. Un archeologo può confrontare pochi elementi alla volta; un sistema informatico è in grado di individuare schemi ricorrenti all’interno di enormi quantità di dati, evidenziando collegamenti che richiederebbero anni di lavoro manuale.
Le informazioni ottenute saranno poi confrontate con la paleografia, la disciplina che studia l’evoluzione della scrittura antica, e con la codicologia, che analizza la costruzione materiale dei manoscritti. La disposizione delle colonne di testo, l’ampiezza dei margini, il modo in cui le pergamene vennero tagliate, preparate e cucite costituiscono caratteristiche riconoscibili, spesso condivise dagli scribi che lavoravano nello stesso ambiente culturale.

Negli ultimi anni il professor Mladen Popović aveva già dimostrato le potenzialità dell’intelligenza artificiale attraverso il progetto europeo The Hands That Wrote the Bible, traducibile come “Le mani che scrissero la Bibbia”. In quella ricerca gli algoritmi riuscirono a distinguere i diversi copisti analizzando esclusivamente la forma della scrittura. Il nuovo progetto amplia l’indagine e punta a ricostruire anche i luoghi nei quali quegli scribi lavoravano, le materie prime che utilizzavano e i rapporti che collegavano i principali centri culturali della Giudea tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C.

Nei laboratori dell’Israel Antiquities Authority a Gerusalemme vengono conservati e studiati circa 25.000 frammenti dei Rotoli del Mar Morto, una delle più vaste raccolte di manoscritti antichi esistenti.
Crediti: Shai Halevi, Israel Antiquities Authority

Al progetto partecipano ricercatori provenienti da alcuni dei principali centri di ricerca europei. Accanto all’Università di Groningen e all’Israel Antiquities Authority collaborano l’Università di Pisa, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università della Danimarca Meridionale di Odense, oltre ai Musei Egizi di Berlino e Torino e alla KU Leuven, in Belgio. Le competenze spaziano dall’archeologia alla chimica dei materiali, dall’informatica alla conservazione dei beni culturali, con l’obiettivo di riunire in un’unica ricerca dati che finora erano stati studiati separatamente.
Secondo Ilit Cohen-Ofri, responsabile del laboratorio dell’Israel Antiquities Authority coinvolto nel progetto, pergamene, papiri e inchiostri conservano una quantità di informazioni ancora in gran parte inesplorata. La composizione dei materiali permette di riconoscere processi di lavorazione, provenienza delle materie prime e possibili collegamenti tra diversi centri di produzione libraria. Ogni nuova analisi contribuisce ad arricchire la documentazione scientifica dei Rotoli del Mar Morto e amplia le possibilità di ricostruirne la storia.
La ricerca prenderà in esame manoscritti realizzati tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C., un periodo nel quale la Giudea attraversò profonde trasformazioni politiche, religiose e culturali. In quei secoli si susseguirono il dominio ellenistico, il regno asmoneo e la conquista romana, mentre Gerusalemme rimaneva il principale centro religioso del mondo ebraico. Comprendere dove vennero copiati i rotoli significa ricostruire anche la geografia culturale della regione, individuando i luoghi nei quali operarono scribi, scuole di copiatura e comunità religiose.
Le delicate operazioni di conservazione dei Rotoli del Mar Morto nei laboratori dell’Israel Antiquities Authority a Gerusalemme, dove ogni frammento viene documentato, restaurato e studiato con tecnologie sempre più avanzate.
Crediti: Emil Aladjem, Israel Antiquities Authority

Il lavoro richiederà cinque anni di analisi, confronti e verifiche. I risultati ottenuti nei laboratori saranno continuamente messi a confronto con le osservazioni degli archeologi, degli storici e degli specialisti delle scritture antiche. Ogni conclusione dovrà essere sostenuta da elementi convergenti provenienti da discipline differenti, seguendo il metodo di verifica adottato nella ricerca scientifica.
L’Israel Antiquities Authority conserva oggi oltre 25.000 frammenti dei Rotoli del Mar Morto. Ciascun frammento rappresenta una fonte di informazioni sulla produzione dei manoscritti: la composizione della pergamena, la qualità del papiro, gli elementi presenti negli inchiostri, la preparazione delle superfici di scrittura, la grafia degli scribi e la struttura materiale dei rotoli. L’elaborazione congiunta di questi dati potrebbe consentire di attribuire numerosi manoscritti ai luoghi nei quali furono copiati e preparati.

VIDEO:


A quasi ottant’anni dalla scoperta delle prime grotte di Qumran, la ricerca sui Rotoli del Mar Morto continua quindi a svilupparsi attraverso strumenti che fino a pochi anni fa non erano disponibili. L’integrazione tra archeologia, chimica dei materiali e intelligenza artificiale punta a ricostruire la rete dei centri di produzione libraria della Giudea e il percorso seguito dai manoscritti prima di essere deposti nelle grotte del deserto. Ogni nuova informazione contribuirà a definire con maggiore precisione il contesto storico nel quale nacquero alcuni dei documenti più importanti conservati dell’antico mondo ebraico.

Fonti
L’articolo si basa sul comunicato ufficiale dell’Israel Antiquities Authority e sulla documentazione scientifica del progetto Tracing Scribes and Scrolls, coordinato dall’Università di Groningen nell’ambito di un finanziamento dell’European Research Council (ERC). Documentazione: iaa.org.ilQumran Institute
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